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Diavolo che gare!!


The Italian Job torna al classico formato GT3 con una nuova Season, la 6, e la bellezza di 80 partecipanti, opportunamente splittati in due categorie. Teatro della prima stagionale il catino di Indianapolis, dove gli ammerecani hanno saputo ricavare dall'ovale più famoso del mondo una pista bella e difficile, anche se ciò ha richiesto il sacrificio di passare contromano sui mattoncini della brick yard. Oltre alla spettacolarità del circuito, la ritrovata varietà di auto in pista e un ottimo livello di velocità e correttezza dei piloti hanno fatto si che entrambe le gare AM e PRO siano state estremamente avvincenti.

Narra la leggenda che circa 80 anni fa, qualche centinaio di miglia più a Sud (andiamo, la digressione completamente fuori tema era solo questione di tempo, no? Ormai dovreste conoscermi...) il chitarrista Robert Johnson abbia incontrato il diavolo ad un incrocio e che gli abbia venduto l'anima in cambio di un'eccelsa bravura nel suonare la chitarra.

Ora, gli incroci (a parte quelli di traiettoria) hanno poco a che vedere col simracing, aggiungerei per fortuna. Fatta ovviamente eccezione per Suzuka dove qualche nippone avveduto ha pensato bene di mettere i due rami di pista ad altezze diverse. Ma senza divagare nella divagazione, prima che con qualche bizzarra associazione di idee io finisca a parlare di doping nel curling, in questa prima gara qualche patto col diavolo ci deve essere stato. Mi riferisco anzitutto alla spettacolarità della gara AM, dove i telecronisti hanno rischiato l'integrità delle corde vocali e delle coronarie. Memorabile il crescendo finale di Pippo commentando il triello Delbe (cosi non sbagliamo), Pace e Silenzi che chiudono la gara vicinissimi iniziando l'ultimo giro senza sapere se ce ne sarà un altro perché sono al limite del crono di gara.

Probabilmente il prezzo pagato per questo, oltre alle palpitazioni dei poveri cronisti, è stata la povera safety car, ingoiata dalle viscere prima del giro di ricognizione, lasciando, a detta di testimoni affidabili, un vago odore di zolfo alla fine della pit lain.

Guardando i PRO l'interferenza meristofelica è molto più chiara. Non vedo altrimenti come si possa girare con tanta regolarità su tempi decisamente inumani. Alla fine Tringale meritatamente primo davanti al solito Del Fante e Ferraris. Peccato che qualche contatto abbia attardato o messo fuori causa altri possibili protagonisti, ma si sa che quando il diavolo ci mette la coda...

Quanto a me, non ricordo l'incontro col mio diavolo (forse era nel sonno o forse ero sbronzo finito) e a dirla tutta non mi pare proprio che mi abbia dato in dono qualche dote eccelsa. Ma so sicuramente cosa si è preso in cambio: i miei giri buoni in qualifica. Così che mi sono ritrovato a partire 17simo anche se questo ha gettato le basi per una bella rimonta fino al quarto posto.

Ultima manifestazione diabolica da citare, stavolta ad opera di quei diavoli degli organizzatori, la scelta del regolamento dei pit. Vero che probabilmente nei PRO la scelta del cambio gomme è più pagante, ma la gara AM ha dato una chiave di lettura sostanzialmente opposta, con i primi 4 classificati arrivati sulle stesse tele con cui erano partiti. Probabile che con piste e situazioni di gara differenti quest' andazzo possa cambiare, ma questo non fa altro che rendere il futuro ancora più imprevedibile. "Almeno per voi umani", direbbe il diavolo, prima di ridacchiare e poi levarsi in volo verso Ovest, direzione Laguna Seca.

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